Viaggio tra le bellezze del nostro Subappennino

 

001(Tratto dal libro: “Il mio canto libero” di Salvatore AIEZZA . Edizioni “Il Castello-2013”)

 D’estate può accadere all’ignaro turista che si trovi a percorrere le vie della terra di Capitanata, che il suo sguardo si perda tra le immense distese dei campi appena arati, dopo il copioso e benedetto raccolto del grano; o tra le innumerevoli tralci di vite che si aggrovigliano tra loro, ormai quasi maturi per regalarci ancora succo prezioso; oppure resti incantato da quegli strani alberi dalla forma indefinibile che portano sui loro rami il frutto generoso di questa terra dal quale si ricaverà quell’olio che in nessuna altra parte del mondo ha eguali.

Proseguendo nel suo cammino, l’ignaro turista abbandonando pian piano, quasi senza accorgersene, la pianura  dolcemente salirà prima verso le colline, poi per i colli che circondano questa terra baciata dal Signore. E mentre il nostro visitatore sale, i campi di girasole gli danno il benvenuto insieme ai mandorli e agli alberi dei frutti che copiosi la natura ci dona in estate.

Di tanto in tanto, sul ciglio della strada che si inerpica verso l’alto, il turista potrà incrociare gli sguardi curiosi di uomini con facce arse dal sole e braccia rosse e nodose. Sono gli uomini che, a piedi, alla guida di un trattore o a dorso di mulo, sin dallo spuntare dell’alba, tutti i giorni, con il freddo o il gelo, l’inverno o la calura opprimente della nostra estate lavorano su quelle distese di terra perché diano i frutti che l’amico turista, percorrendo queste strade, può ammirare. Anche il caldo sembra ora aver lasciato il posto ad una piacevole frescura che gli regala quell’improvviso bosco apparso ai suoi occhi. Querce maestose e fronde di ogni tipo costeggiano la strada e proteggono dai raggi del sole il loro cammino. Vedrà, nel suo proseguire, ferite profonde che solcano questa terra. Sono i  segni di quello che una volta era un piccolo fiumiciattolo o un torrentello e che ora è solo terra bruciata dal sole. Ma, come nel deserto, può apparire all’improvviso uno specchio di acqua, come un piccolo laghetto, che quelli del posto chiamano da sempre la “fiumara”, ed è li che, andando a ritroso nel tempo con la nostra memoria, rivediamo le donne intente a lavare i loro panni, avvolgendoli e riponendoli in grandi ceste che poi, come per magia, porteranno sulle loro teste verso casa. E’ un palcoscenico che cambia di volta in volta come fosse studiato da uno sceneggiatore per lasciare stupito chi transita per queste strade.

Ad un tratto, dopo una curva che sembra uguale a tante altre, ecco comparire davanti al sempre più sorpreso turista un pugno di case apparse dal nulla. Sono le prime costruzioni, quelle più recenti, alcune ancora scheletri, che pian piano diverranno dimora di quanti, poco per volta, con lavoro e sacrifici, stanno costruendosi il loro futuro. Un gruppo di case che indicano di lì a poco la presenza di un “paesello” che, come per incanto, comparirà con tutto il suo antico splendore. Allora il nostro amico potrà finalmente lasciare l’auto ed intraprendere, passeggiando fra stradine tortuose e ripidi selciati, un altro viaggio ancora più spettacolare tra le bellezze dei castelli medievali, delle torri  e dei torrioni, delle cinta murarie, delle antiche viuzze, delle “terre vecchie” ovverosia i rioni più antichi del luogo, il primo nucleo abitato; e ancora i “fossi” le chiese e i bastioni che ogni paesello custodisce gelosamente insieme alle sue tradizioni.

Nel suo passeggiare egli non potrà non posare il suo sguardo su quelle donne anziane, molte vestite di nero, ultime custodi del segno di un rispetto vero e profondo verso quanti non ci sono più, che si godono la frescura sedute su piccole sedie impagliate, davanti alle porte delle loro case e mentre trascorrono  il tempo parlando tra loro, con le mani magiche e ancora agili come quelle di un giovane pianista, che intessono, con l’uncinetto o con i ferri, lana, cotone, raffia ma anche semplici buste di plastica che nelle loro mani diventeranno più piccole di un’unghia. Tutte queste cose si trasformeranno, così, in splendide coperte, tovaglie, centrini, borse e cesti.

Il tempo, tra questi “siparietti” di vita che il nostro ospite incontra nel suo cammino, passa in fretta e giunge così la sera. Stanco e sempre più piacevolmente sorpreso, il visitatore  si lascerà prendere dai sapori indescrivibili e, per lui nuovi, delle pietanze genuine e sane che gli verranno servite in un caratteristico locale ricavato magari in un vecchio frantoio o una stalla riadattata, dove la cultura del cibo sembra essersi fermata al tempo delle antiche civiltà contadine. Dopo essersi rifocillato e prima del giusto riposo, passeggiando per il corso principale, tra il pullulare chiassoso e festoso dei bambini e i crocicchi di giovani e anziani che durante le bellissime serate estive affollano il luogo natio, l’amico giunto sin qui godrà della frescura che a sera prende il posto della calura del giorno e, fermandosi, ad uno dei tanti belvedere, ammirerà, incontrastato, il panorama che lo circonda. Vedrà, così, le luci di tanti piccoli paesi appollaiati sui colli vicini o tra le valli oppure, ancor più lontano, verso la pianura, come un fiume luminoso che scende verso valle. Vedrà luci sparse tra i campi, lontane tra loro, segno della presenza di altrettanti focolai domestici dove ogni famiglia vive attorno alle proprie cose che sono poi quelle con le quali produce materia prima e trae sostentamento: il trattore, gli attrezzi agricoli, la stalla con mucche, maiali, vitelli e poi gli animali da cortile. Ogni famiglia è sufficiente per le proprie necessità.

Ora, finalmente si! Il giro è davvero concluso. Il turista capitato per caso sui nostri colli potrà godersi il meritato riposo. Domattina, quando si sveglierà, chiederà all’oste se il suo sia stato un sogno o se era davvero la realtà. L’oste gli sorriderà e con grande orgoglio risponderà che per caso”o per un segno del destino, il cammino lo ha portato in un posto meraviglioso: nel Subappennino Dauno. E questo nome, insieme al ricordo di quei luoghi, gli resteranno indelebilmente impressi nei suoi occhi e nella sua memoria..