Lambs or Lions, adesivi contro la sosta selvaggia.

 

Intervistiamo Lorenzo Viviani, del movimento Lambs or Lions. Le strade di ogni città sono sempre più affollate, auto in doppia fila, sui marciapiedi, sulle strisce pedonale e in corrispondenza degli scivoli per carrozzine e passeggini, gli automobilisti sembrano sempre più indisciplinati e numerosi, ed è proprio partendo da questo presupposto che il movimento ha preso piede con lo scopo di contrastare la sosta selvaggia facendolo notare all’automobilista e chiunque di passaggio. Insomma, non una multa ma un’ammonizione davanti alla città.

Com’è nato questo movimento?

Il movimento è nato nel settembre dell’anno scorso con un raduno sotto le insegne del teatro nuovo di piazza San Babila come risposta spontanea all’ennesima ipoteca apposta sul futuro di noi giovani da chi sembra davvero non credere in questo paese: cinquanta ragazzi, tutti immersi fino al collo nella palude del lavoro, tutti fermamente contrari alle scorciatoie, alle furberie, ed altrettanto convinti che l’onestà e la dignità non siano malsane inclinazioni, ma solide basi su cui costruire la propria vita professionale e quella personale.  Dicemmo allora che ci andava bene sopportare l’ennesimo aumento della pressione fiscale, ma che avremmo voluto che i politici dimostrassero di voler condividere i nuovi sacrifici con noi, rinunciando almeno a qualcuno dei loro privilegi.  Ovviamente nulla accadde: non eravamo che pecore del resto.
L’avvento del governo tecnico e lo sfaldarsi di alcuni dei maggiori partiti ci hanno spinto alla riflessione: per diversi mesi abbiamo atteso, osservando il declino di Berlusconi, l’ipocrisia di Bossi, l’arrocco di Bersani, la passione di Rutelli.  Abbiamo preferito restare in silenzio piuttosto che assecondare chi cerca di demolire senza un vero piano per ricostruire.
A gennaio, abbiamo deciso di agire, scegliendo, però, una via diversa, forse nuova, che si riassume nel nostro motto: perché tutto cambi, i primi a cambiare dobbiamo essere noi stessi.  Alla ribellione contro i poteri della politica organizzata e dell’economia del profitto a tutti i costi, abbiamo preferito una rivoluzione culturale e sociale.  È ipocrita lamentarsi dell’avidità dei grandi imprenditori, della poca lungimiranza e della disonestà dei nostri politici, se anche noi, nel nostro piccolo, ci comportiamo esattamente come loro, trasgredendo a quelle regole poste a salvaguardia di una civile convivenza, basate sul rispetto reciproco, sul preferire il bene della comunità rispetto agli interessi meramente personali.   Chi ci governa politicamente ed economicamente non è che l’immagine riflessa di noi stessi: solo cambiando noi stessi possiamo pretendere che chi arrivi al potere sia una persona onesta. Abbiamo così scelto di provare a risvegliare il sopito senso civico dei nostri concittadini mettendo alla berlina in maniera ironica quelle “piccole” dimostrazioni di inciviltà che oramai sono la anormale normalità nelle città del nostro paese.  Il “bersaglio” delle nostre iniziative non è, però, solo il cittadino indisciplinato: molti dei comportamenti che intendiamo evidenziare sono spesso -direttamente od indirettamente- avallati dalla pubblica amministrazione.  Nel caso della sosta vietata, a Milano negli ultimi anni la specie del vigile urbano è incorsa in una bizzarra quanto inspiegabile scomparsa dalle strade: nell’adesivo ci si chiede che cosa sia successo e se forse sia necessario ricorrere ad un particolare tutela per questa specie oramai così rara.
 Agite secondo una logica precisa oppure prendete di ‘mira’ auto a caso?
Bisogna anzitutto dire che quando l’iniziativa ha preso il via, eravamo solo noi ragazzi del movimento, quei pochi sopravvissuti al richiamo delle sirene: il movimento, proprio perché apartitico, si era attestato come un elemento trasversale di aggregazione e molti di coloro che avevano preso parte ai primi passi della nostra ribellione ci hanno poi abbandonati perché ancora speranzosi di poter cambiare le realtà peculiari -ma piuttosto comuni- dei partiti di provenienza.  Così siamo rimasti noi pochi, noi felici pochi: lungo il percorso di andata e ritorno dal posto di lavoro, attaccavamo ciascuno la propria “razione” di adesivi a tutte quelle autovetture trovate in divieto di sosta, che si trattasse di un parcheggio sulle strisce pedonali o ad ostruzione degli scivoli per i disabili, di auto lasciate in doppia file od anche semplicemente fuori dalle zone contrassegnate e adibite al parcheggio.  Una guerra su tutti i fronti insomma.
Come credete di sponsorizzare il progetto?
Tramite le vie che ci fornisce il web: Facebook, Twitter, posta elettronica ed un sito internet.  Ci ha sorpreso -e colto piuttosto impreparati- l’interesse della stampa che ha, paradossalmente, agito da vera e propria cassa di risonanza per la nostra iniziativa: abbiamo ricevuto più di mille email e centinaia di contatti tra i vari social network che abbiamo usato per rendere “virale” la nostra voglia di cambiamento.
Che riscontri avete avuto tra la popolazione?
Una minoranza ci ha contestato: si è trattato di sfoghi -anche piuttosto volgari e minacciosi- di persone che probabilmente si sono sentite importunate dalla nostra iniziativa nel libero esercizio del loro egoismo; il che ci conferma che l’adesivo è efficace.  Nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo avuto un’accoglienza di festosa partecipazione e tanti, tanti incoraggiamenti.  C’è anche da dire che degli automobilisti che mi hanno colto sul fatto mentre attaccavo l’adesivo, coloro che erano sotto la quarantina hanno prima protestato e poi ragionato con me; chi invece era un poco più anziano ha invece preferito reagire con intolleranza, spesso asserendo che con quanto pagavano di tasse loro potevano fare come gli pareva.  Questo è proprio il genere di mentalità che intendiamo contrastare.
 Come si fa a prender parte al vostro movimento?
 C’è bisogno di una sede? Di un sito? Di requisiti particolari?
La nostra sede è la città, sono le vie, le piazze, i bar, i posti in cui tanti ragazzi come noi si incontrano, si incoraggiano a vicenda.    Nonostante il movimento sia nato per i giovani tra i venticinque ed i quaranta’anni che lavorano e lottano, scegliendo onestà e dignità alla solita logica della scorciatoia, molti non giovani si sono dimostrati più che interessati non solo all’iniziativa, ma al movimento stesso ed a loro è stato dato il più caloroso benvenuto.
E’ una forma di protesta o sensibilizzazione?
Entrambe le cose: ciò che ci caratterizza sono i modi con cui portiamo avanti la nostra protesta, con cui cerchiamo di sensibilizzare i nostri concittadini.  Siamo stanchi dell’atteggiamento distruttivo di coloro che vorrebbero soppiantare l’attuale classe politica ed ancora di più siamo stufi di una classe politica che nonostante gli insuccessi e l’evidente incapacità a governare il paese si ostina a voler restare al potere inscenando finte contrapposizioni, lotte e rinascite restando sempre la stessa, legata a categorie, ideologie e simboli che oramai non sono altro che mezzi pubblicitari per attrarre il cittadino ridotto al ruolo di mero consumatore ed il suo voto.

 

Come credete di far cambiare idea agli automobilisti indisciplinati?

Risvegliando in loro un senso civico e di giustizia che è solo sopito: se fino a ieri chi avrebbe dovuto vigilare sul rispetto delle regole se ne è stato in disparte, permettendo a coloro che trasgredivano restando troppo spesso impuniti di sentirsi giustificati se non addirittura nel giusto, oggi noi -e tanti altri che hanno la medesima voglia di cambiamento- saremo attenti ed impegnati ad aiutare a ricordare a chi se l’è dimenticato che le regole devono essere non solo rispettate perché regole, ma quale strumento perché la società prosperi nel suo insieme.
Cosa c’è scritto sugli adesivi?
Sulla parte frontale, visibile a tutti, c’è una provocazione “guardatemi!!! Ho parcheggiato dove mi pareva alla faccia vostra!!!”.  Sul retro, la parte adesiva, c’è invece una bella tirata d’orecchie non solo al conducente indisciplinato, ma anche alla polizia municipale per lo stato d’abbandono in cui ha lasciato le strade delle nostre città.
Come agisce un vostro collaboratore?
Speriamo nel pieno rispetto della proprietà altrui: noi non abbiamo intenzione di punire chi sbaglia e tanto meno di rovinare la proprietà altrui: il materiale con cui sono stati realizzati gli adesivi è stato scelto dopo una lunga ricerca proprio perché offre la garanzia di non lasciare residuo alcuno sulle autovetture, scelta che ci è costata ben 2,50 euro l’adesivo.
Ora, grazie alla scelta di appoggiare la nostra iniziativa da parte della società che stampa gli adesivi, siamo riusciti a far scendere il prezzo a 25 centesimi, ben al di sotto del costo di produzione.  Il movimento si accolla la metà della differenza tra costo di produzione e prezzo al pubblico -la società l’altra metà- a dimostrazione che non c’è assolutamente l’intenzione da parte nostra di lucrare da questa iniziativa, spirito che rimarrà immutato anche per le prossime nostre iniziative.